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Cortazzone, 18 maggio 2004
Comunicato
stampa: il biologico certificato e le autocertificazioni delle
piccole aziende
In riferimento alla polemica in corso
stimolata dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) piemontese
che ritiene illegittima la delibera della Giunta del Comune di
Torino riguardante il regolamento dei mercati tematici, ed in
particolare quello promosso dai contadini dell'Asci, ci sembra
doveroso puntualizzare, ancora una volta, la nostra posizione in
merito alla "autocertificazione".
Da anni proponiamo e
pratichiamo la via della autocertificazione per qualificare il
nostro metodo di conduzione agricolo agroecologico, attenendoci alle
indicazioni in uso nelle varie metodologie "naturali" (biologico,
biodinamico, permacultura, ecc.) quindi senza impiego di prodotti
chimici di sintesi ed ogm. La proponiamo riferendoci in
particolare alle famiglie rurali che non hanno carattere di impresa
ed alle micro e piccole aziende che vendono direttamente i loro
prodotti al consumatore finale oppure al piccolo dettagliante in
ambito locale, escludendo categoricamente la grande
distribuzione.
E' ormai consolidato dalla legislazione sulla
semplificazione delle norme sulla documentazione amministrativa
(legge 127/97), che il metodo di assunzione di responsabilità
attraverso la sottoscrizione di un documento quale
l'Autocertificazione coinvolge in prima persona il dichiarante, con
valenza di responsabilità penale per le eventuali irregolarità: "gli
Enti od Organismi preposti che hanno dubbi sulla veridicità delle
autocertificazioni sono tenuti ad effettuare i controlli necessari.
Le dichiarazioni mendaci, la falsità negli atti e l'uso di atti
falsi sono puniti ai sensi del Codice Penale e delle leggi speciali
in materia" (articolo 26 Legge 15/68).
Riteniamo quindi
che l'AUTOCERTIFICAZIONE" sia il metodo più trasparente, che dà le
maggiori garanzie al consumatore, soprattutto nel caso di quelle
aziende o famiglie rurali emarginate dall'attuale sistema di
certificazione privata a pagamento. Per quanto riguarda il metodo
di certificazione attualmente in vigore per le produzioni
biologiche, nutriamo peraltro serie riserve sul piano etico oltre
che sul principio di controllo, per tre ordini di ragioni:
a)
il controllato che paga il suo controllore crea indubbiamente un
"raporto d'affari" tra due soggetti che non dovrebbero dipendere tra
loro finanziariamente. E non ci riferiamo naturalmente ai piccoli
soggetti bensì alle medie e grandi aziende che sorreggono il
meccanismo della certificazione privata.
b) il carico di
burocrazia che grava sulle spalle di chi deve ottenere la
certificazione è inconciliabile con la realtà delle piccole aziende
o famiglie rurali che dovrebbero dedicare una persona solo per
queste incombenze
c) la verifica da parte degli "organismi di
controllo" è quasi esclusivamente di natura formale e burocratica, e
dedica pochissimo tempo alla verifica sul terreno delle eventuali
irregolarità.
Per garantire il consumatore e per far piazza
pulita dagli "ecofurbi" da sempre proponiamo che chi produce una
autocertificazione del metodo di conduzione agricola sia
controllabile sul campo da parte di uno dei molti organismi pubblici
già preposti a questo (Arpa, Asl, Isp. Repressione frodi,
Carabinieri Tutela Ambiente, Forestale...) ovviamente senza alcun
aggravio di costi per il soggetto controllato.
Ci tocca
ancora una volta ricordare che di fronte alla constatazione di
eventuali infrazioni al metodo di conduzione (impiego di diserbanti,
insetticidi, concimi chimici, ecc...) le conseguenze per il soggetto
interessato sono molto differenti, con livelli di responsabilità
diversi: un "certificato" dall'organismo privato preposto, che vìola
i regolamenti, subisce inizialmente soltanto avvertimenti o sanzioni
amministrative, mentre chi ha sottoscritto una autocertificazione è
immediatamente perseguibile penalmente per "falso in atto pubblico"
e "decade con effetto immediato dai benefici eventualmente
conseguiti da provvedimenti sulla base di dichiarazioni non
veritere" (articolo 11 comma 3 - DPR 403/88).
Ci sembra
inutile citare la casistica dell'utilizzo della autocertificazione,
ma una vale per tutte, nel nostro settore: la legge già consente,
nella regolamentazione dei mezzi tecnici destinati all'agricoltura
biologica l'uso della autocertificazione. La Circolare n. 8 del
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (G.U. 258 del
3/11/99) permette alle ditte che distribuiscono i loro prodotti sul
territorio italiano di utilizzare in etichetta la dicitura
"Consentito in agricoltura biologica", sulla base
dell'autocertificazione delle caratteristiche del mezzo
tecnico.
In conclusione, ci sorge un sospetto malizioso. Non
sarà forse che chi osteggia questa chiara e ferma assunzione di
responsabilità tramite l'autocertificazione sia preoccupato delle
conseguenze a cui protrebbe andare incontro?
Valente
Marisa, presidente ASCI - Associazione di Solidarietà per la
Campagna Italiana
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