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A.S.C.I.
Associazione di Solidarieta' per la Campagna Italiana

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Autocertificazione nel biologico: di cosa parliamo?
Comunicato stampa ASCI
del 18 maggio 04
Il biologico certificato e le autocertificazioni delle piccole aziende: la nostra posizione
La Cia Piemonte protesta contro la delibera della giunta di Torino:"La delibera secondo noi è illegittima e confidiamo che gli altri comuni non seguano affatto l’esempio del capoluogo torinese". (Agrapress)
Torino 16 marzo 2004
La prima delibera comunale che accetta la vendita di "prodotti agricoli biologici certificati o prodotti secondo le modalità della disciplina biologica tramite autocertificazione"
Volpedo, 8 settembre 2003
Convegno:
"Certificazione ed autocertificazione nel biologico: quale soluzione per le piccole aziende"
La nostra proposta di modello di autocertificazione

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Cortazzone, 18 maggio 2004 

Comunicato stampa: il biologico certificato e le autocertificazioni delle piccole aziende

In riferimento alla polemica in corso stimolata dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) piemontese che ritiene illegittima la delibera della Giunta del Comune di Torino riguardante il regolamento dei mercati tematici, ed in particolare quello promosso dai contadini dell'Asci, ci sembra doveroso puntualizzare, ancora una volta, la nostra posizione in merito alla "autocertificazione".

Da anni proponiamo e pratichiamo la via della autocertificazione per qualificare il nostro metodo di conduzione agricolo agroecologico, attenendoci alle indicazioni in uso nelle varie metodologie "naturali" (biologico, biodinamico, permacultura, ecc.) quindi senza impiego di prodotti chimici di sintesi ed ogm.
La proponiamo riferendoci in particolare alle famiglie rurali che non hanno carattere di impresa ed alle micro e piccole aziende che vendono direttamente i loro prodotti al consumatore finale oppure al piccolo dettagliante in ambito locale, escludendo categoricamente la grande distribuzione.

E' ormai consolidato dalla legislazione sulla semplificazione delle norme sulla documentazione amministrativa (legge 127/97), che il metodo di assunzione di responsabilità attraverso la sottoscrizione di un documento quale l'Autocertificazione coinvolge in prima persona il dichiarante, con valenza di responsabilità penale per le eventuali irregolarità: "gli Enti od Organismi preposti che hanno dubbi sulla veridicità delle autocertificazioni sono tenuti ad effettuare i controlli necessari. Le dichiarazioni mendaci, la falsità negli atti e l'uso di atti falsi sono puniti ai sensi del Codice Penale e delle leggi speciali in materia" (articolo 26 Legge 15/68). 

Riteniamo quindi che l'AUTOCERTIFICAZIONE" sia il metodo più trasparente, che dà le maggiori garanzie al consumatore, soprattutto nel caso di quelle aziende o famiglie rurali emarginate dall'attuale sistema di certificazione privata a pagamento.
Per quanto riguarda il metodo di certificazione attualmente in vigore per le produzioni biologiche, nutriamo peraltro serie riserve sul piano etico oltre che sul principio di controllo, per tre ordini di ragioni:

a) il controllato che paga il suo controllore crea indubbiamente un "raporto d'affari" tra due soggetti che non dovrebbero dipendere tra loro finanziariamente. E non ci riferiamo naturalmente ai piccoli soggetti bensì alle medie e grandi aziende che sorreggono il meccanismo della certificazione privata.

b) il carico di burocrazia che grava sulle spalle di chi deve ottenere la certificazione è inconciliabile con la realtà delle piccole aziende o famiglie rurali che dovrebbero dedicare una persona solo per queste incombenze

c) la verifica da parte degli "organismi di controllo" è quasi esclusivamente di natura formale e burocratica, e dedica pochissimo tempo alla verifica sul terreno delle eventuali irregolarità.

Per garantire il consumatore e per far piazza pulita dagli "ecofurbi" da sempre proponiamo che chi produce una autocertificazione del metodo di conduzione agricola sia controllabile sul campo da parte di uno dei molti organismi pubblici già preposti a questo (Arpa, Asl, Isp. Repressione frodi, Carabinieri Tutela Ambiente, Forestale...) ovviamente senza alcun aggravio di costi per il soggetto controllato.

Ci tocca ancora una volta ricordare che di fronte alla constatazione di eventuali infrazioni al metodo di conduzione (impiego di diserbanti, insetticidi, concimi chimici, ecc...) le conseguenze per il soggetto interessato sono molto differenti, con livelli di responsabilità diversi: un "certificato" dall'organismo privato preposto, che vìola i regolamenti, subisce inizialmente soltanto avvertimenti o sanzioni amministrative, mentre chi ha sottoscritto una autocertificazione è immediatamente perseguibile penalmente per "falso in atto pubblico" e "decade con effetto immediato dai benefici eventualmente conseguiti da provvedimenti sulla base di dichiarazioni non veritere" (articolo 11 comma 3 - DPR 403/88).

Ci sembra inutile citare la casistica dell'utilizzo della autocertificazione, ma una vale per tutte, nel nostro settore: la legge già consente, nella regolamentazione dei mezzi tecnici destinati all'agricoltura biologica l'uso della autocertificazione. La Circolare n. 8 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (G.U. 258 del 3/11/99) permette alle ditte che distribuiscono i loro prodotti sul territorio italiano di utilizzare in etichetta la dicitura "Consentito in agricoltura biologica", sulla base dell'autocertificazione delle caratteristiche del mezzo tecnico.

In conclusione, ci sorge un sospetto malizioso. Non sarà forse che chi osteggia questa chiara e ferma assunzione di responsabilità tramite l'autocertificazione sia preoccupato delle conseguenze a cui protrebbe andare incontro?


Valente Marisa, presidente
ASCI - Associazione di Solidarietà per la Campagna Italiana



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